LA STORIA

Nel 1920 il Maestro Morihei Ueshiba (1883-1969) fondò uno stile chiamato Aiki-bujutsu; nel 1930 questa disciplina riscosse in Giappone vasti apprezzamenti dai più alti esponenti delle arti marziali e nel 1942 prese il nome di Aikido eleggendo quale proprio centro direzionale l'Hombu Dōjō di Tokyo.
Oggi l'Aikido si è sviluppato in tutto il mondo attraverso la federazione Aikikai.
Aikikai d'Italia è stata fondata nel 1970 dal Maestro IX dan Hiroshi Tada e si è poi avvalsa della presenza dei Maestri Yoji Fujimoto e Hideki Hosokawa, i quali avevano un loro dōjō (palestra) rispettivamente a Milano e a Cagliari, ed operavano su tutto il territorio nazionale con raduni e lezioni. Sede centrale dell Aikikai d'Italia è Roma.
Aikikai d'Italia organizza molti raduni formativi, nazionali ed internazionali e nel 1978 è stata insignita della qualifica di Ente Morale in riconoscimento dei valori educativi e morali di cui è portatrice.
Ai unione, armonia - Ki spirito, energia vitale - Do via, metodo quindi “metodo per raggiungere l’armonia con l’energia dell’universo”.
L'Aikido è quindi, per suo stesso significato non solo arte marziale da coltivare per un miglioramento fisico, ma anche arte dell'interiorità, una via per migliorare il nostro lato interno attraverso il corpo.
Entrando in una palestra, chiamata Dojo, l'aikidoka, mediante la pratica controllata di antiche tecniche di arti marziali, finalizzate alla neutralizzazione mediante bloccaggi, leve articolari. e proiezioni, troverà un elegante metodo di ricerca dell' equilibrio fisico e psichico.
Sintesi ed evoluzione di antiche tecniche mutate dal jujutsu classico, dal kenjutsu (la tecnica della spada) e il jojutsu (tecnica del bastone), l'Aikido trova la propria originalità ed efficacia in una serie di movimenti basati sul principio della rotazione sferica, movimento armonico per eccellenza.

Gli ideogrammi giapponesi qui a fianco riportati significano Ai Ki Do:
L'Aikido rifiuta di divenire uno sport competitivo e rigetta tutte le forme di competitività o gare, poiché il desiderio di primeggiare finisce per alimentare l'egocentrismo e l'egoismo. Per questo motivo nell’allenamento dell'Aikido non c’è un avversario da sconfiggere, non c’è un vincitore e un perdente, ma solo due persone che, con modestia e spirito di collaborazione, a turno si scambiano i ruoli entrambi parimenti importanti nell'infinito processo dell'apprendimento.
Non per questo si creda che l'Aikido sia una sorta di rappresentazione teatrale delle arti marziali. Dietro la composta eleganza dei suoi movimenti, nasconde una temibile efficacia, ma non è questo il fine che Moirhei Ueshiba si prefisse. Scopo dell'Aikido non è la creazione di un uomo invincibile, bensì di un uomo che attraverso la pratica riconosca pian piano i limiti e le miserie che si celano nel suo io profondo e impari a vivere serenamente e armoniosamente con se stesso e con la realtà sociale e naturale che lo circonda.